

Parte prima.

1914-1945: il mondo in guerra.


Uno.

La prima guerra mondiale:
la rottura dellequilibrio armato.


1. I socialisti italiani contro la guerra.

Da: Direzione del PSI, in A. Malatesta, I socialisti italiani
durante la guerra, Mondadori, Milano, 1926.

Il 23 maggio 1915, alla vigilia dellintervento dell'Italia nella
prima guerra mondiale, la direzione del partito socialista
italiano conferm le posizioni assunte allo scoppio del conflitto:
la guerra era contraria sia alle aspirazioni della massa
proletaria sia ai veri interessi nazionali, ed era il risultato
delle competizioni affaristiche e nazionalistiche dei vari stati
borghesi. Perduta la battaglia a sostegno della neutralit,
delusi per la mancata realizzazione dell'unit delle nazioni
attraverso l'internazionale operaia, i socialisti italiani non si
ritenevano sconfitti: non avrebbero collaborato all'opera di
sangue intrapresa dai nemici del proletariato e si sarebbero
impegnati a difendere le posizioni conquistate, convinti che le
conseguenze morali, politiche ed economiche del conflitto
avrebbero favorito un nuovo e pi forte incentivo alla lotta di
classe.


Proletari d'Italia!.
L'intervento della nazione italiana nell'immane conflitto
internazionale  deciso.
La guerra si inizia con un'opera violenta di soppressione d'ogni
libert.
Tutto un ambiente di irritazione, di esasperazione e di prepotenza
si  andato man mano creando. La guerra  l'opera di questo stato
morboso contro i veri interessi nazionali e contro i voti e le
aspirazioni della massa proletaria. .

Lavoratori italiani!.
Il partito socialista, che  stato sempre l'interprete sincero di
questa massa proletaria, deve riaffermare in questo tragico
momento con maggior decisione le alte ragioni ideali che dal primo
giorno della conflagrazione hanno ispirata e diretta la sua
azione.
Durante dieci mesi questo Partito ha affrontato, da solo, l'azione
fatta d'inganno e di violenza dei partigiani della guerra. In
migliaia di comizi, di conferenze, di agitazioni continue, per
l'opera delle sue sezioni unanimi, per l'attivit della sua
Direzione e del proprio Gruppo parlamentare, mediante l'intesa
colle Associazioni economiche, a dispetto della contraria congiura
della stampa e dell'ostilit decisa dei governanti, esso rest fra
mezzo al popolo a segnare pi profonda la demarcazione fra la
politica internazionale del proletariato per la fratellanza e la
solidariet fra i popoli e quella delle classi dirigenti di tutti
i paesi, cospiranti a perpetuare fra gli uomini le ire e gli odi
di nazionalit.
Il Partito socialista italiano ha avuto proteste e sdegni per
tutte le infamie che in questa immane guerra si sono compiute ai
danni dei deboli. Ha dolorato insieme agli oppressi. Ha levato il
fervido augurio che una pace equa ritorni ai liberi focolari gli
esuli delle patrie infrante, risparmi nuovi lutti e nuove angosce.
Ma si  rifiutato di vedere in questa immensa conflagrazione un
insanabile, fatale conflitto di nazionalit, un inevitabile
scontro di genti diverse che una civilt superiore non possa
affratellare. Esso ha considerato la presente disastrosa
situazione internazionale come dovuta alle competizioni
capitalistiche ed affaristiche dei vari Stati borghesi, non
illuminate da alcun raggio di idealit.

Lavoratori!.
Il Partito socialista italiano si rifiuta quindi di dare in
qualsiasi modo la propria adesione alla guerra, pienamente
persuaso che l'Italia avrebbe potuto o dovuto servire veramente
alla causa della pace facendosi equa e disinteressata mediatrice
fra le potenze in lotta. Non il patteggiamento mercantile delle
varie frazioni borghesi auguravano e volevano i socialisti, ma
un'azione di disinteressato, altruistico intervento morale, che
valesse a levare in alto fra le genti il nome italiano, ridonando
all'Europa travagliata la pace.
Ma poich la sua voce non  stata intesa e la sua protesta venne
spenta, il Partito socialista italiano separa anche oggi la
propria responsabilit da quella delle classi dirigenti.
Gli avversari nostri, i nemici del proletariato, potranno dire di
averci travolti e vinti, ma non di averci costretti ad accogliere
le loro ingannevoli ideologie, di averci indotti a collaborare in
verun modo nell'opera di sangue che hanno intrapresa.
Il nostro compito non  finito.
Mentre essi daranno ire e rancori alla guerra, noi presteremo le
fedi e gli entusiasmi a preparare la pace, riannodando le file,
stringendoci attorno alle istituzioni nostre, che la follia
guerresca avr risparmiate, vegliando a serbare le posizioni
conquistate, provvedendo in prima linea - soldati di civilt - con
tutte le forze nostre a rendere meno tristi le conseguenze del
tremendo conflitto.

Proletari italiani!.
Se il radioso sogno di realizzare l'unit delle nazioni attraverso
l'Internazionale operaia, senza sacrificio di vite e di sostanze,
svanisce in quest'ora terribile di stragi e di lutti; se oggi,
mentre parla il cannone,  soffocata la voce del diritto e ogni
ragione ed ogni senso di umanit si ottenebra e si spegne, noi non
disperiamo per questo.
Passer questa guerra, terribile propagatrice di odio contro il
sistema che l'ha permessa e voluta. Torneranno dai campi
insanguinati i figli del lavoro, che la morte avr risparmiati,
con negli occhi e nell'animo la visione orrenda di tante barbarie
compiute. E le conseguenze morali, politiche ed economiche di
questo flagello in tutti i paesi - nei vinti come nei vincitori -
saranno nuovo e pi forte incentivo alla lotta di classe.
Per quei giorni noi prepareremo gli animi.
Il proletariato socialista non disarma, attende. Abbasso la
guerra! Viva il Socialismo! Viva l'Internazionale!.

LA DIREZIONE DEL PARTITO.
